Mattia Cividino è cresciuto in una realtà piccola, dove sognare di vivere d’arte non veniva nemmeno preso in considerazione. Eppure, ha fatto esattamente quello: ha lasciato casa, si è trasferito a Milano, e ogni giorno si alza con un unico obiettivo: dipingere. Non come scelta professionale, ma come necessità.
La sua arte è un paradosso che rispecchia chi è: colori primari vividi, quasi urlanti, su una tela governata da un’anima introversa e riservata. Tutto ciò che lui non indossa mai esplode nelle sue opere come una confessione inconscia – dipingere è lo spazio dove il lato nascosto prende forma e voce.
Durante la nostra conversazione, avvenuta in occasione del lancio di Bleu de Chanel L’Exclusif, per la nostra Cover Beauty del mese, Mattia racconta il suo rapporto con l’arte e con le fragranze, con l’identità e con il coraggio quotidiano di inseguire un sogno che lui stesso definisce “disperato”, non perché irraggiungibile, ma perché troppo grande per essere detto sottovoce.

Come descriveresti il tuo stile personale, in generale? E come trovi sintonia con un brand come CHANEL, che è iconico e contemporaneo?
A me piace sperimentare tanto. In realtà il mio stile è molto versatile, mi piace vestirmi elegante – utilizzo molto mocassini, abiti, cravatte, camice – però allo stesso tempo mi piace anche lo stile street, più pop. Quindi con CHANEL mi sento molto affine, nel senso che c’è questo lato di me che è anche raffinato, ricercato.


Si dice che la fragranza sia l’accessorio più invisibile e anche il più difficile da spiegare. Per te, nella tua vita quotidiana, è importante – ma qual è il gesto, qual è l’emozione che ti trasmette quando ti spruzzi una fragranza, o quando devi affrontare qualcosa?
Più che l’emozione che mi trasmette la fragranza, penso che per me funzioni al contrario: quando vivo un’emozione, utilizzo una determinata fragranza. Indosso note più dolci quando ho un appuntamento, magari quando devo stare a casa o uscire con gli amici uso una fragranza più tranquilla, che non sia troppo “forte”. E invece quando c’è qualcosa a cui tengo molto – come eventi o lavori importanti – tendo a utilizzare fragranze più strong, che si fanno sentire, che si “attaccano” alla pelle. Per me la fragranza è come una spalla, un aiuto in più a livello emotivo, per affrontare varie situazioni personali e non.


L’olfatto è anche il senso più legato in assoluto alla memoria. C’è un momento particolare della tua vita a cui colleghi Bleu de Chanel L’Exclusif?
In realtà questa fragranza fa parte, a mio parere e per gusto personale, delle fragranze “più forti” di cui parlavo poco fa, perché si fa sentire, rimane nell’aria, è pungente ma in modo positivo – mi piacciono molto le note legnose e acide, come quelle che caratterizzano questo profumo.
Bleu de Chanel L’Exclusif contiene note boschive, note di cuoio, che sinceramente sono le mie preferite. Mi piace molto quando una fragranza riesce a trasmetterti questa sensazione di profondità.


“Mi piace molto quando una fragranza riesce a trasmetterti questa sensazione di profondità.”


Il tuo lavoro da artista si mescola molto con il mondo del beauty, della moda e del lifestyle in generale, ma anche con la tua vita di tutti i giorni. Come trovi ispirazione?
Non ho un momento particolare o una routine che mi faccia arrivare ad un certo tipo di ispirazione. Mi capita durante la giornata, completamente a caso. Per me dipingere è più una necessità. Succede proprio in momenti casuali: quando sento che devo dipingere mi metto al lavoro e da lì mi alieno totalmente per ore e ore. E riesco a gestire bene l’insieme di tutte le cose, a ritagliare i miei spazi in cui non dipingo, per dedicarmi ai miei progetti beauty e alla moda, che comunque mi appassionano tantissimo.


Hai detto anche che leggi molto, che ti piace documentarti sulla storia dell’arte.
Sì, infatti gran parte della giornata, oltre al tempo che passo a dipingere, la utilizzo per documentarmi, leggere tanti libri di storia dell’arte, dei miei pittori e artisti preferiti di un tempo.


Chi sono?
Il mio preferito in assoluto è Natalia Goncharova, ma mi piace tanto anche De Chirico – questi sono, ora come ora, quelli da cui prendo più ispirazione. Invece come persone e carriera mi intriga tantissimo la vita di Van Gogh, anche se è banale – l’ho studiata in lungo e in largo – e anche quella di Dalì, perché era pazzo [ride].


“Natalia Goncharova, De Chirico, Van Gogh, Dalì…”


Qual è invece l’ultima cosa che hai imparato di te stesso tramite il tuo lavoro?
Questa è una bellissima domanda. Penso che in realtà impari ogni giorno da tutte le opere che produco: ogni opera che faccio, ogni disegno, è sempre una continua evoluzione e ricerca su me stesso. Ogni volta che lavoro prendo coscienza di un lato di me, o anche banalmente di un qualcosa di nuovo legato direttamente al punto di vista artistico. Comunque, mi scopro continuamente.
Ti dico la verità, per me è proprio come una sorta di meditazione. Ho degli amici che magari meditano o vanno in palestra, usano queste attività per sciogliere un po’ lo stress. Per me è il dipingere ad avere quell’effetto: quando lo faccio proprio un momento solo per me, intimo, dove non c’è nessun altro.

Nei tuoi contenuti c’è sempre una grande attenzione alla luce e ai dettagli. Se potessi catturare la fragranza Bleu de Chanel L’Exclusif in uno scatto fotografico – che può essere un paesaggio, un momento della giornata, un colore – come sarebbe quella foto?
Ho vari frame in mente: il primo è un mare profondo.
Le foto che ho in testa, pensando a questa fragranza, sono tutte foto buie, con degli sprazzi di luce, come dei raggi di sole. Però sono anche ambientazioni rocciose – montagne, scogli, rumori forti, acqua che sbatte sugli scogli.



CHANEL invita da sempre ad andare oltre le apparenze e a rompere gli schemi – Coco è stata sempre un’avanguardista in questo, nella moda e nel beauty. Qual è la scommessa o il progetto futuro che ti appassiona di più in questo momento della vita?
In questo momento sto inseguendo questo sogno disperato, chiamiamolo così, in maniera un po’ più filosofica. Come ti ho detto prima, la mia passione più grande è l’arte, quindi il mio obiettivo sarebbe riuscire a vivere dipingendo.
Per quanto riguarda un obiettivo più concreto, mi piacerebbe tanto che a un certo punto nella storia si parli di me, a livello artistico. Questo sarebbe proprio il mio obiettivo finale. Per quello è un sogno disperato, perché è un bel sogno.



Questa è una fragranza che non urla per farsi notare ma si fa ricordare. Nel mondo di oggi, dove molti cercano di farsi notare a tutti i costi, quanto è importante per te il valore della genuinità?
Penso che la genuinità ad oggi sia una delle cose più importanti, perché effettivamente ora le persone vogliono sentire una storia, vogliono vedere qualcosa di concreto, vogliono vivere – vogliono vedere la vita effettivamente per quello che è.
Come hai detto tu, ci sono tante persone che in questo periodo storico tendono a esagerare, o comunque a far vedere più cose di quello che dovrebbero. Però sono dell’idea che la cosa migliore è sempre stata, e sarà per sempre, essere sé stessi.
È difficile, perché a volte essendo sé stessi ci si deve privare di tante altre cose o fare dei sacrifici che non sono scontati, soprattutto quando si hanno tanti sogni o obiettivi. Ma penso comunque che rimanga la cosa più importante, perché col tempo e nel lungo andare la veridicità nelle persone è l’arma più forte che c’è.


Hai detto prima che ti perdi quando dipingi, che è un momento solo per te. Hai mai dipinto qualcosa e quando hai finito hai detto “questo sono io”? Oppure ti capita di lasciare un pezzo di te in ognuno?
Come dicevo prima, ogni cosa che faccio la sento molto mia, nel senso che mi sembra di lasciare un pezzettino di me dappertutto. Anche i quadri che faccio – quando mi capita di dovermene separare mi spiace, perché li sento come un pezzo di me.
In realtà è una domanda che mi sto ponendo spesso, perché tutti i personaggini, i loghi, lo stile artistico che sto abbracciando hanno un significato e sto cercando di capire anche io perché sto andando in questa direzione. Mi son fatto un paio di domande, mi son dato un po’ di risposte. Penso che ciò che vado a rappresentare ultimamente sia io, ma in maniera inconscia.
A primo impatto posso sembrare molto timido: tendo a stare per le mie, sono un po’ introverso, vengo da una realtà molto piccola, non ho mai avuto modo di esprimermi o l’opportunità di parlare con tantissima gente. E quindi c’è questo lato di me che può sembrare riservato, timido, quando in realtà sono completamente l’opposto: quando poi prendo confidenza con le persone, con i miei amici, con le persone a cui voglio tanto bene, sono molto diverso. Sono attivo, agitato.
Ed è proprio quello che vado a dipingere, perché ultimamente mi sta capitando di disegnare un qualcosa di un po’ cupo, però in modo ultra-colorato, perché c’è proprio questo gap dentro di me.

“Penso che ciò che vado a rappresentare ultimamente sia io, ma in maniera inconscia.”


Se dovessi descrivere l’uomo Bleu de Chanel L’Exclusif usando tre parole, quali sceglieresti?
Sicuramente coraggio, determinazione e ribellione.
E in quale ti rivedi di più?
Ribellione.

Prima abbiamo detto che trovi ispirazione dalla vita di tutti i giorni. Ti capita mai di sentire il bisogno di ricaricarti, di trovare nuova energia? E se senti quel bisogno, cosa fai? Dove vai? Vai dentro un libro, scappi?
Sì, sembrerà ripetitivo e scontato, però il momento in cui dipingo per me è essenziale proprio perché mi manda in questo stato di “consciousness”, dove ragiono molto su me stesso e sulla mia vita in generale, ma mi dà anche un’energia, una sorta di ricarica, perché è un momento in cui stacco completamente da tutto il resto. Quando ho finito di dipingere, o comunque a fine giornata, guardo quello che ho fatto e mi sento “rinato”, ricaricato. Il mio spazio, se vogliamo cercarlo, è quello: la mia cameretta, in questo momento, dove faccio tutto.



C’è mai un giorno in cui non dipingi?
Sinceramente non esiste un giorno in cui non lo faccio. Se passo una giornata fuori, o me la prendo per stare con i miei amici o torno dalla mia famiglia e non ho l’occasione di dipingere, qualcosina la faccio comunque. Magari prendo l’iPad e faccio degli schizzi.
In realtà è proprio il gesto – sentire il pennello, il colore, anche il rumore del colore sulla tela per me è importantissimo. Mi manda in un posto che non saprei spiegare. Ma è molto importante.

Qual è stato finora il tuo più grande atto di ribellione?
Ce ne sono stati tantissimi, banalmente in famiglia ero quello che “doveva uscire” in qualche modo: la mentalità della società e la realtà in cui sono nato è molto piccola, e là questi sogni come quello del diventare artisti non esistono, non vengono neanche mai presi in considerazione.
Anche il momento in cui sono venuto a vivere a Milano è stato un grande step di coraggio, ed è stato importantissimo per me perché ha segnato una grande svolta nella mia vita.
E poi in realtà il coraggio c’è ogni giorno, perché ogni giornata per me è fare qualcosa in più per arrivare a quello che voglio raggiungere. L’arte è una cosa molto astratta, molto personale, ed è difficile farla piacere o trovare l’audience giusta. Produrre ogni giorno è un atto di coraggio, così come banalmente decidere di concentrarmi tutta la vita su questo – lo faccio da quando sono nato, però è da un annetto o due che mi sono detto che questo è al 100% ciò che voglio raggiungere. Questa è la mia passione.


Invece, cosa ti fa sentire al sicuro? Quando sei sicuro di te stesso?
A farmi sentire al sicuro c’è in primis la mia famiglia, i miei amici, le persone che mi sono più vicine. E poi i miei spazi, sono molto attaccato ai miei spazi. La mia giornata tipo è stare in casa, dipingere nella mia cameretta. Sono metodico – ho i miei luoghi, quelli in cui sto veramente bene. L’ambiente in cui mi trovo fa tantissimo per me: se non mi piace il posto in cui sono, non sono creativo. E quindi ci sono questi posti, come la mia cameretta, la mia casa, il mio baretto dove vado a bere il caffè – li ho scelti proprio perché mi fanno stare bene mi ispirano.
Il mondo del beauty parla molto del sentirsi bene con sé stessi. E come abbiamo detto, il gesto di spruzzarsi una fragranza prima di fare cose importanti è essenziale per te. Cosa significa per te sentirti a tuo agio nella tua pelle?
A livello personale, lo star bene con me stesso è sapere che ogni giorno mi sveglio e sto inseguendo, o comunque ho fatto qualcosa per inseguire il mio sogno. Quindi il fatto di sapere che mi sto muovendo, anche banalmente in una giornata “no”, dove sono a casa e faccio solo quattro disegni al volo – per me comunque l’atto di disegnare, o anche semplicemente viaggiare con la testa, pensare, tirar fuori nuove idee, mi dà questa sorta di carica e convinzione. Mi sento in pace con me stesso, nel senso che so che mi sto muovendo nel modo giusto.
Qual è la tua isola felice?
Dal punto di vista relazionale, è dove ci sono le persone a cui voglio veramente bene – i miei migliori amici, la mia famiglia, a cui voglio un mondo di bene e che alla fine mi ha dato tutto per far sì che in qualche modo io potessi inseguire i miei sogni. E invece dal punto di vista personale penso che sia il momento in cui dipingo, l’atto in sé del dipingere. Il momento in cui sento il rumore dell’arte. Il rumore per me è molto importante, è come se creasse una sorta di feeling con la tela o con il materiale che sto utilizzando. Per me disegnare con i pennarelli è molto diverso che dipingere sulla tela, proprio a livello sensoriale: quello che vado a disegnare con i pennelli non mi darà mai le stesse sensazioni di quello che disegno con i pennarelli. Anche se il soggetto è lo stesso – se replico un disegno a pennarelli e uno ad olio – il mio processo non è assolutamente lo stesso, perché è proprio un’emozione, una sensazione diversa che provo nel produrlo.
È come il rapporto cavallo-uomo, secondo me – fa sorridere, però so che col cavallo bisogna avere una bella interazione, e io penso che sia uguale tra pittore, colore e tela.
Ci sono dei colori dominanti in te che ricorrono, che vengono associati a qualcosa? Li cambi in base a dove vai a dipingere? Perché nelle tue opere spicca tanto l’importanza del colore.
In realtà a me – ed è la cosa assurda – non piacciono così tanto i colori su di me. Mi piacciono di più i colori tenui, cupi. Però mi viene istintivo dipingere anche con i colori perché, come dicevo prima, secondo me si tratta di questo mio lato inconscio, è un’energia che ho, che però magari non appare su di me. È come una sorta di corazza: io appaio scuro nel modo in cui mi vesto, quasi mai indosso colori accesi, però mi piace moltissimo applicarli sulla tela, mi fa impazzire. E io penso che sia proprio per questo che dipingo con tanti colori: perché trovo in questo ciò che manca in me.


Ci sono tanti colori dominanti nelle tue opere.
Sì, i colori primari, rosso acceso, blu acceso, verde, giallo, rosa, azzurro. Colori tanto vividi.
C’è un simbolo, un tratto, che anche pur avendo un’evoluzione di linea o di colore, ricorre da sempre – da quando hai iniziato a dipingere? C’è qualcosa che ti ha accompagnato e ti sta accompagnando nelle varie fasi?
Il mio percorso è stato sempre fatto di disegni realistici: oli, carboncini, sfumature, ritratti. Ed è stata un’evoluzione incredibile. Io sono convinto che tuttora ogni quadro che faccio abbia sempre qualcosa in più o di diverso rispetto a quello di prima. Quindi un tratto distintivo, in realtà, non me lo sono mai portato dietro. Quello che mi sto portando dietro, invece, penso sia da sempre la passione. Penso me la porterò dietro per sempre, perché io amo i miei quadri più di quasi tutto – quando finisco un quadro, lo guardo e mi piace, lo amo. Sono innamorato della mia arte.

Photos by Johnny Carrano.
Thanks to Chanel Beauty.
#CHANELFragrance
#BLEUDECHANEL


What do you think?