Bret Easton Ellis è il mio autore preferito.
“Meno di Zero” e “The Shards” sono i miei libri preferiti, scritti da lui.
In “The Shards” Debbie è il mio personaggio preferito.
Ed Hayes Warner è la mia scoperta preferita, grazie a questa nuova serie.
Hayes in “The Shards”, la serie creata da Ryan Murphy, interpreta Debbie Schaffer, una ragazza che ha rapporti molto complicati ed intossicanti con i suoi genitori, che è tanto onesta con le sue amicizie quanto poco sincera nelle sue relazioni con gli uomini. Una ragazza che si comporta come una donna, che non ha bisogno di chiedere il permesso per esprimersi, che vuole “conquistare” il mondo e lo fa anche a colpi di abiti incredibili e di un beauty anni ’80 inimitabile.
Ma Debbie è molto di più: rappresenta anche cosa succede quando le aspettative dei genitori rischiano di rovinarti la vita e come questo peso possa far male. Abbiamo incontrato Hayes nella sua stanza d’hotel a Venezia qualche settimana fa e quello che salta subito all’occhio è che è una persona dedita, gentile e piena di energia: sì, anche con il jet lag. Musicista ed attrice, Hayes st esplorando nuove parti di sé grazie a “The Shards”, ricordandoci però che il suo primo grande amore è e rimane la musica.
Ho appena finito di vedere “The Shards”. Quando ci siamo incontrate a Venezia mi mancava ancora l’ultimo episodio, ma ora l’ho finito. Mi è piaciuto tantissimo. Sono una grande fan di Bret Easton Ellis: ho letto “Meno di Zero” e “The Shards” quando è uscito, quindi ero felicissima di vedere questa serie.
E tu sei perfetta nel ruolo di Debbie. Davvero, non lo dico solo perché sei tu! Ieri dicevo a mio marito: “Oh mio Dio, è bravissima…”.
Grazie, significa davvero tanto per me.
Avevi letto il libro prima di ottenere il ruolo?
L’ho letto prima dell’audizione e poi l’ho riletto durante tutto il processo dei callback. E anche mentre giravamo la serie continuavo a leggerlo. Riprendevo continuamente le scene che stavamo girando e mi assicuravo di rileggere ogni descrizione di Debbie. Ormai ho letto quel libro tantissime volte.
Adesso voglio rileggerlo anch’io. Dopo aver visto la serie mi è venuta davvero voglia di riprenderlo in mano, e penso che sia una reazione molto positiva.
Sì, lo so. Penso che la serie stia riportando molte persone al libro. E credo che il finale lasci davvero tutto in sospeso. Voglio dire, anche il libro lo fa, ma spero che avremo la possibilità di approfondire e raccontare ancora di più questa storia. Sicuramente molte persone stanno tornando a leggere il libro adesso.


Una delle cose che amo di Debbie è che sembra quasi incapace di censurarsi. Dice quello che pensa, può essere provocatoria, inappropriata, è brutalmente onesta e non sembra mai sentire il bisogno di scusarsi per quello che è. Quella libertà è stata una delle cose che hai amato di più nell’interpretarla?
Assolutamente. Ho amato il fatto che fosse completamente senza filtri e così fedele a sé stessa. Non le importa davvero di come possano essere recepite le cose che dice. Semplicemente mostra chi è, senza nascondersi, e per me interpretare questa sua libertà è stato davvero divertente e liberatorio. Inoltre, molte parti sono state improvvisate, inventate sul momento. Mi sono divertita tantissimo a farlo, perché potevo dire qualsiasi cosa mi venisse in mente cercando di guardare tutto dalla prospettiva di Debbie. È stato davvero bellissimo.
Ci sono segreti ovunque in “The Shards”. Tutti sembrano nascondere qualcosa agli altri, persino alle persone che teoricamente amano. Pensi che Debbie capisca molto più delle persone che la circondano di quanto lasci credere?
Assolutamente sì. Penso che Debbie sia davvero molto intelligente, ed è stata una delle cose più importanti per me nel costruire il personaggio. Volevo che fosse multidimensionale ed emotivamente vulnerabile, ma anche estremamente consapevole di quello che accade intorno a lei. Questa, ovviamente, è solo la mia interpretazione — chi può dirlo davvero? Guardando la serie ognuno può farsi la propria idea. Ma io credo che lei sia bravissima a osservare ciò che succede, immagazzinare quelle informazioni e poi andare avanti sapendo ciò che sa, senza però smuovere troppo le acque o rivelare tutto quello di cui è a conoscenza.

“Volevo che fosse multidimensionale ed emotivamente vulnerabile, ma anche estremamente consapevole di quello che accade intorno a lei.”


Quando hai parlato con Bret Easton Ellis e Ryan Murphy di Debbie, c’è stato qualcosa che ti hanno detto su di lei che ha cambiato il modo in cui la vedevi o in cui hai deciso di interpretarla?
Per quanto riguarda Bret, ho utilizzato soprattutto il libro come base di partenza. Sono una sua grandissima fan, quindi volevo essere sicura di cogliere ogni piccolo dettaglio che riguardasse Debbie e riuscire, in qualche modo, a portarlo nella mia interpretazione. Con Ryan, invece, ho avuto molte conversazioni perché, leggendo il libro e ascoltando la prospettiva di Bret, ho sempre avuto la sensazione che Bret fosse un narratore inaffidabile e che non fosse completamente onesto — o forse nemmeno del tutto consapevole — di ciò che Debbie provasse realmente.
Quindi sono andata da Ryan con tantissime domande, tipo: “Che cosa sa davvero?”. Lui non mi dava sempre una risposta precisa. Più che altro mi aiutava a trovare delle soluzioni e a capire cosa fosse vero per me. Per esempio: che cosa sa? Perché sta con Bret? Una cosa che Ryan mi ha detto a proposito di questa domanda è che tra loro esiste davvero un’amicizia. C’è una relazione, certo, ma c’è anche un’amicizia. E credo che nella serie siamo riusciti a giocare molto su questo aspetto. È stata sicuramente un’indicazione importante. E poi abbiamo parlato molto anche dell’umorismo.
Debbie è divertente, intelligente, veloce nelle risposte, e questa è una cosa che ho amato di lei.
Anche la bellezza sembra essere incredibilmente importante per Debbie. Vuole apparire perfetta persino a scuola, quando sua madre le dice che non dovrebbe indossare l’ombretto: lei vuole comunque essere sempre impeccabile. Pensi che la bellezza le dia potere oppure che sia semplicemente un altro standard a cui sente di dover essere all’altezza?
Penso entrambe le cose. È stata cresciuta da Liz Schaffer, che ha vissuto in modo molto forte quella pressione: questa ci da l’idea di quanto l’aspetto fisico possa essere importante in un posto come Hollywood. È questa la persona che l’ha cresciuta e che le ha mostrato quali fossero i valori da seguire. Quindi, da una parte, è semplicemente ciò che Debbie conosce. Sono i valori che l’hanno sempre circondata.
Dall’altra parte, però, credo davvero che Debbie desideri sentirsi potente. Alcune persone potrebbero considerare superficiale il desiderio di essere famosi, ma penso che, in fondo, lei voglia semplicemente essere amata. E vede la bellezza come uno dei modi per riuscirci.


“Penso che, in fondo, lei voglia semplicemente essere amata. E vede la bellezza come uno dei modi per riuscirci“.


Parlando di sua madre, c’è una frase che ho trovato quasi inquietante, quando le dice: “Tu sei me”. È come se il futuro di Debbie fosse in qualche modo già scritto, come se lei non potesse farci nulla per evitarlo. E in effetti vediamo già molte somiglianze tra loro: l’ossessione per la bellezza, le droghe, l’eccesso, il bisogno di essere amate. Pensi che Debbie abbia paura di diventare come sua madre?
Assolutamente sì. Credo sia la sua paura più grande. Ed è per questo che amo il fatto che quella scena tra loro due arrivi così presto nella serie. È qualcosa che nel libro non possiamo vedere perché Bret non è presente in quel momento, ma penso che spieghi moltissimo del perché Debbie sia così com’è. È terrorizzata dall’idea di diventare come sua madre, ma allo stesso tempo le assomiglia sotto tantissimi aspetti. Il rapporto di Debbie con Bret rispecchia alcuni elementi del rapporto di sua madre con Terry. E poi ci sono l’importanza attribuita alla bellezza e il desiderio di diventare famosa. Ci sono moltissimi parallelismi. Inoltre, Debbie vede le strategie che Liz usa per ottenere potere e comincia a utilizzarne alcune lei stessa.
Ed è proprio questo a rendere tutto così interessante: sta scappando da Liz ed è terrorizzata all’idea di diventare come lei, ma allo stesso tempo sta vivendo una vita molto simile alla sua.


C’è anche un’altra frase che mi è rimasta impressa. Debbie dice a Susan: “Per essere una persona che si guarda continuamente allo specchio, in realtà non ti guardi davvero allo specchio, vero?”. Secondo te, cosa vede Debbie quando si guarda allo specchio?
Penso che sia davvero, davvero molto dura con sé stessa. Debbie non si sente mai abbastanza e le persone che ha intorno continuano a farle sentire di non esserlo. Quindi credo che per lei guardarsi davvero allo specchio e riflettere sinceramente su sé stessa sia molto difficile, perché non penso che si ami. Ed è tristissimo, perché io amo Debbie. Penso che sia fantastica, intelligente, divertente. Ma non credo che Debbie ami davvero sé stessa.
Una delle cose che mi ha colpito di più della serie è l’assenza quasi totale dei genitori. È quasi un personaggio a sé, questa enorme assenza. Questi ragazzi hanno soldi, macchine, case bellissime, libertà, ma non hanno qualcuno che si prenda realmente cura di loro. I genitori o non ci sono oppure sono figure molto tossiche, esempi terribili. Pensi che questa assenza sia alla base della solitudine che vediamo nei personaggi?
Assolutamente. Penso che siano importanti entrambe le facce della questione. I genitori presenti nella serie generano molti comportamenti tossici e contribuiscono a creare quell’ambiente, ma anche l’assenza dei genitori è incredibilmente significativa. Questi ragazzi hanno una quantità infinita di soldi e possono praticamente fare tutto quello che vogliono, ma non c’è nessuno che dica loro di no e nessuno che li guidi davvero. Puoi avere tutto ciò che esiste al mondo, ma se non hai amore o qualcuno che si prenda cura di te puoi comunque sentirti incredibilmente solo. Abbiamo visto anche casi reali di giovani star di Hollywood che hanno guadagnato moltissimo molto presto e dell’impatto psicologico che questo può avere più avanti nella vita. Credo che Bret stia vivendo qualcosa di simile. C’è una vera mancanza di presenza genitoriale. Per me, in parte, la serie parla anche di quello che può succedere quando nessuno presta davvero attenzione ai ragazzi.



“Puoi avere tutto ciò che esiste al mondo, ma se non hai amore o qualcuno che si prenda cura di te puoi comunque sentirti incredibilmente solo“.

E tu, personalmente, cerchi mai la solitudine? Hai bisogno ogni tanto di stare da sola oppure è qualcosa che ti spaventa?
A dire il vero, non amo molto stare da sola. Sono cresciuta a New York, in un appartamento con tre fratelli, e ho un gruppo di amici molto unito con cui trascorro tantissimo tempo. Poi, mentre giravamo “The Shards”, ero circondata da persone ventiquattr’ore su ventiquattro. Questo periodo tra la fine delle riprese e l’uscita della serie è stato diverso. Continuo a vedere i miei amici molto spesso, ma Los Angeles può sicuramente sembrare molto più solitaria rispetto a New York. Può essere una città che ti isola. Ultimamente mi sto ritrovando a stare da sola più spesso e sto cercando di capire come mi fa sentire. A volte mi piace, altre volte mi sento sola. Però è anche bello. È un cambiamento di ritmo.
New York e Los Angeles sono davvero diversissime. Ho vissuto a New York per circa un anno e mezzo, forse dieci anni fa, e l’ho amata tantissimo. New York è quasi un personaggio. Non so, mi manca davvero tanto.
Oh mio Dio, sì. Sono completamente diverse.



A un certo punto della serie qualcuno dice: “Per i ragazzi d’oggi è tutto semplice”. Ed è come se ogni generazione dicesse qualcosa di simile di quella successiva. Secondo te, qual è davvero una delle cose più difficili dell’essere giovani oggi?
Credo che, indipendentemente dall’epoca, ci siano moltissime cose in comune. A quell’età stai cercando di capire quale sia la tua identità. Sei confuso. Non sai ancora completamente chi sei e non sei ancora diventato davvero te stesso. Allo stesso tempo sei in un ambiente scolastico, circondato da personalità diverse e da pressioni sociali che continuano a dirti cosa sia cool e cosa non lo sia.
Ed è proprio per questo che trovo così interessante guardare una storia ambientata in un liceo degli anni Ottanta, perché moltissime cose sono ancora estremamente riconoscibili oggi. Una cosa molto interessante da esplorare degli anni Ottanta è stata l’assenza dei social media e dei telefoni. Le persone avevano molte più conversazioni faccia a faccia. Anche se una situazione era imbarazzante, non potevi semplicemente mandare un messaggio: dovevi davvero affrontare la persona che avevi davanti. Credo che oggi la vita sia allo stesso tempo più facile e più difficile proprio a causa dei social media. Ci sono aspetti meravigliosi, ma ce ne sono anche altri che possono essere davvero complicati per chi sta crescendo.
E penso che sia anche per questo che nella serie si vedono continuamente. Non possono scriversi, non hanno altro modo di sapere cosa stia succedendo. Sono sempre insieme. E questa differenza si percepisce tantissimo.
Anche la musica è quasi un personaggio, sia nel libro che nella serie. Se potessi scegliere una canzone degli anni Ottanta da inserire nella colonna sonora della tua vita, quale sarebbe?
Ultimamente sono ossessionata dalla colonna sonora di “The Shards”. Probabilmente sceglierei qualcosa dei Blondie. Amo tantissimo “Rapture” e “Heart of Glass.”

“Credo che oggi la vita sia allo stesso tempo più facile e più difficile proprio a causa dei social media. Ci sono aspetti meravigliosi, ma ce ne sono anche altri che possono essere davvero complicati per chi sta crescendo”.

Bret parla anche di una sorta di divisione nella sua vita, di un “prima” e un “dopo”. Ti è mai successo qualcosa che ti abbia fatto sentire che esistesse una versione di te prima di quel momento e una completamente diversa dopo?
Sicuramente girare “The Shards”. Se penso a un anno fa, non avevo nemmeno iniziato le riprese. Avevo appena scoperto di aver ottenuto il ruolo. Fino a quel momento lavoravo come musicista e cercavo semplicemente di farmi strada in quel mondo. Poi è arrivato “The Shards”, mi sono trasferita a Los Angeles nel giro di circa due giorni e improvvisamente mi sono ritrovata in un ambiente completamente nuovo, a fare qualcosa che non avevo mai fatto prima e a imparare tutto sul momento. Credo di essere una persona completamente diversa rispetto a quella che ero un anno fa. Quindi per me esiste sicuramente un “prima” e un “dopo”.
Nella scena della gara di ballo, quando a tutti i ragazzi viene chiesto di presentarsi, Debbie dice: “Conquisterò il mondo”. E adoro quanto ci creda completamente mentre lo dice. È qualcosa di molto potente e, allo stesso tempo, tenero. Se qualcuno ti chiedesse di presentarti oggi con quella stessa sicurezza senza paura, cosa diresti?
Oh mio Dio, io non ho la sicurezza di Debbie in quel modo. Magari ce l’avessi! Penso che direi: “Continuerò a provarci”. Non so se ho bisogno di conquistare il mondo. Sto semplicemente facendo del mio meglio. Quindi probabilmente direi qualcosa come: “Continuerò a fare del mio meglio”.



!Credo di essere una persona completamente diversa rispetto a quella che ero un anno fa. Quindi per me esiste sicuramente un ‘prima‘ e un ‘dopo‘.”


È coraggioso. Voglio dire, a volte anche riuscire a dire “continuerò a provarci e a fare del mio meglio” richiede coraggio.
Sono sempre molto curiosa di questo perché, come attrici, quando interpretate personaggi diversi — e anche nella musica, quando crei una canzone o costruisci un nuovo personaggio — entri in contatto con parti di te che forse prima non conoscevi. Quindi mi chiedevo: c’è qualcosa di nuovo che hai scoperto su te stessa lavorando a “The Shards” ed esplorando Debbie?
Tantissimo, in realtà. Come attrice e come musicista — soprattutto come musicista — ti confronti continuamente con questa sensazione: “Ho bisogno di essere amata”. Attraverso Debbie ho avuto la possibilità di esplorarla davvero e, in un certo senso, è stato quasi catartico, perché la capisco. So cosa prova.
Vuoi che le persone ti amino, soprattutto quelle che non lo fanno, e puoi ritrovarti a cercare di dimostrare loro qualcosa.
Come attrice e musicista, ti esponi continuamente e cerchi di creare una connessione con le persone, ma non puoi costringere qualcuno ad amarti se non lo fa. A volte finisci per prenderla in modo molto personale, ed è difficile. Quindi mi sono riconosciuta molto in questa parte del suo percorso. Un’altra cosa che ho capito è che, quando noto qualcosa, non sempre tendo ad affrontarla direttamente. A volte semplicemente registro l’informazione e la metto da parte. E penso che Debbie lo faccia molto, soprattutto con Bret. Con le sue amiche riesce a essere incredibilmente onesta e diretta, mentre in una relazione sentimentale è molto più cauta. Capisce che c’è qualcosa che non va, ma comincia a dare la colpa a sé stessa. Mi sono riconosciuta anche in questo pensando a quando ero più giovane. Con gli amici riuscivo a essere molto diretta, mentre in una relazione ero molto più attenta a non smuovere troppo le acque.




“Come attrice e musicista, ti esponi continuamente e cerchi di creare una connessione con le persone, ma non puoi costringere qualcuno ad amarti se non lo fa. A volte finisci per prenderla in modo molto personale, ed è difficile“.

Come dicevamo, in superficie Debbie sembra così sicura di sapere chi è, così sicura di sé. Qual è invece qualcosa di te che stai ancora cercando di capire?
Sto ancora cercando di capire come trovare un equilibrio sano tra lavoro e vita privata. La mia felicità emotiva può diventare molto legata a come penso stia andando il mio lavoro: a quanto credo di essere stata brava in una scena, a come qualcosa è stato accolto. Ed è lo stesso con la musica. Sono davvero orgogliosa di “The Shards” e credo che, per la prima volta, sia riuscita davvero a fare un passo indietro, essere orgogliosa di me stessa e godermi la vita. Ma per me prendere le cose con più leggerezza è ancora difficile. Sto cercando di imparare a godermi la bellezza della vita continuando allo stesso tempo a lavorare duramente per arrivare dove voglio nella mia carriera.
È molto difficile, perché quando fai qualcosa di cui sei davvero appassionata, qualcosa che ami così tanto, diventa ancora più complicato separarlo dalla tua vita.
All’inizio — lo ricordavo dal libro, ma ho amato anche il modo in cui è stato rappresentato nella serie — c’è quella scena in cui Bret vive il cinema in modo quasi totalizzante: quella sensazione di entrare in una sala per un paio d’ore e abbandonarsi completamente a un altro mondo. Il cinema ha questo potere anche su di te? Ricordi un film che ti ha fatto provare questa sensazione per la prima volta?
Mi succede spesso con i film. E mi succede anche con la musica, forse persino di più. Però, pensando al cinema, direi “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”. Quel film è semplicemente incredibile. L’ho rivisto recentemente e penso che sia davvero emozionante. E credo che per me valga molto anche per la musica. Ascoltare musica è stato fondamentale per entrare nel personaggio, perché per me è davvero la musica ciò che riesce a trasportarmi in un altro mondo oppure a cambiare le mie emozioni e il modo in cui mi sento.


“Per me è davvero la musica ciò che riesce a trasportarmi in un altro mondo oppure a cambiare le mie emozioni e il modo in cui mi sento”.




Cosa significa per te, oggi, sentirti a tuo agio nella tua pelle?
Penso significhi che, se sono orgogliosa di qualcosa, non mi importa di quello che pensano gli altri. Non sono sempre bravissima a farlo, ma sto cercando di fidarmi del mio istinto e delle mie sensazioni. Se qualcosa mi fa stare bene, non voglio permettere alle opinioni degli altri di entrarmi in testa.
Quindi, per me, sentirmi a mio agio nella mia pelle significa soprattutto fidarmi di me stessa, ascoltare il mio istinto e andare avanti.
E non è facile, quindi è già una bellissima cosa.
Qual è il tuo happy place?
Il mio happy place è stare con le persone che amo. Semplicemente essere circondata dalle persone che amo, mangiare del buon cibo e sapere di non avere un milione di cose da fare il giorno dopo.
Poter godere davvero di quel momento senza pensare al futuro o a tutto quello che devo ancora fare. Semplicemente essere presente.




Photos & video by Johnny Carrano.
Interview by Valentina Carraro.
Styling by Ilaria Di Gasparro.
Makeup by Francesca Angelina Brazzo.
Hair by Kiley Fitzgerald.
LOOK 1
Total look: Gucci
LOOK 2
Skirt: Des Phemmes
Bra: Des Phemmes
Turtleneck: Elisabetta Franchi
Shoes: Gianvito Rossi

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