Ci sono film e film.
Ma quando si tratta di un film di Paul Schrader so già che mi devo preparare, che devo tenere la mente aperta, che devo lasciarmi travolgere dalle emozioni, far entrare le domande e non necessariamente far uscire delle risposte.
Quest’anno, alla 83. Mostra del Cinema di Venezia, Paul Schrader porta il suo nuovo film “The Basics of Phylosophy”, un film che si unisce ad altri come “First Reformed” e “Master Gardener”, per indagare l’umanità, il perdono, possible o impossibile che sia, il peccato e il sendso di colpa. Nessuno come lui sa indagare l’animo umano e riesce a toccare, proprio come ha fatto con “The Basics of Phylosophy” questioni che raramente vengono affrontate o che semplicemente, quando viene fatto trasformano il “peccatore” in un qualcosa che assomiglia più ad un mostro, lo spettacolarizzano o lo banalizzano.
Ma qui non succeede, e io di questo gli sono grata.
“The Basics of Phylosophy” è proprio tutto quello che dovrebbe essere un film: un qualcosa di scomodo che ti fa muovere sulla poltrona del cinema, ponendoti la domanda più importante e irrisolta di sempre: siamo davvero capaci di cambiare?
E proprio di tutto ciò ho avuto l’onore di parlare con il regista Paul Schrader e l’attore Bill Pullman che nel film interpreta Melvyn Jorrisen, un padre che si ritrova a confrontarsi con un figlio (interpretato da Jack Huston) che mette alla prova ogni definizione di perdono che conosciamo.

Ho visto il film ieri ed l’ho trovato straordinario. Sono una grandissima ammiratrice, tua e del tuo lavoro, Paul – ha davvero cambiato il mio modo di vedere i film. Quindi, grazie mille.
Il perdono sembra essere un tema ricorrente nel tuo lavoro, spesso profondamente legato alla religione e all’idea di peccato. In “First Reformed”, ad esempio, c’erano la dipendenza e il suicidio; in “Master Gardener”, il razzismo e la violenza; e qui, c’è la pedofilia e il suicidio. Credi davvero che il perdono sia possibile, in qualche misura, anche quando abbiamo a che fare con cose così difficili ed estreme?
P: Beh, posso certamente sostenere entrambe le posizioni di questo argomento. Tornando a questo film, penso che la questione del perdono qui non sia se la vittima abbia già perdonato il suo aggressore anni fa – è che chi non ha perdonato l’aggressore è l’aggressore stesso. Questo si intreccia con la questione della colpa: è possibile cambiare? Lui dice: “Sono cambiato, ma non sono stato perdonato.” Ma il film non è necessariamente d’accordo con lui.
Questa è la parte interessante. Ho letto oggi in una recensione la frase “una volta pedofilo, sempre pedofilo” – non dovrei usare quella parola, ma la domanda è: se commetti quella trasgressione una volta, ti definisce per sempre? Non credo che sia necessariamente così – penso che siamo tutti molto più complessi di così. Ma è una reazione straordinaria vedere come le persone cadano in quella lettura piuttosto superficiale. Non è affatto la mia lettura, non è la mia intenzione.

“Se commetti quella trasgressione una volta, ti definisce per sempre?”
Miguel descrive il padre di John dicendo “non è mai stato vicino, ma non è mai stato lontano.” C’è qualcosa di rivelatore per me in questo – sembra qualcuno che vuole essere una brava persona e fare del bene, ma sempre da una certa distanza. Pensi che il padre sia un simbolo della ragione che prevale sulla passione, che non sia guidato dall’emozione ma risolva le cose razionalmente?
B: Da quando frequento Paul, sono diventato consapevole di queste idee calviniste, a cui non ero mai stato veramente esposto prima, ma lo stoicismo e cose del genere, penso, facciano parte di ciò che interessava Melvin dal punto di vista filosofico. Detto questo, penso che tutti nel film abbiano fatto cose che potrebbero essere giudicate immorali, manipolatrici o controllanti. Viene sempre visto come “cattivo”, eppure non c’è altra via d’uscita. Se tuo figlio si trovasse in questa situazione, penseresti rapidamente al tipo di miseria che lui – e Miguel – dovrebbero affrontare, e cominceresti a mobilitare ogni risorsa a tua disposizione per proteggerli entrambi. Quindi, era addirittura più vicino a Miguel che a suo figlio? Probabilmente, per certi versi, era più facile parlarne con Miguel – ma amava entrambi.

Se John avesse potuto andare in ospedale il giorno prima, cosa pensi che il padre gli avrebbe detto? Forse avrebbe detto: “perdonalo”?
B: C’è mai stato un momento in cui hai considerato di far riprendere conoscenza a Melvin?
P: No, no. Cosa avrebbe detto John? Non dice nulla. Ma se avesse detto qualcosa, quando bacia suo padre sulla fronte, sarebbe stato: “Grazie. Grazie per avermi salvato la vita.”
C’è qualcosa di incredibilmente intenso nella scena in cui John va a casa di Miguel, in particolare nel modo in cui si guardano e si parlano. Mi ha fatto pensare: a chi appartiene davvero il perdono? È qualcosa che appartiene alla vittima, perché è lei che può concederlo, o al peccatore, perché è lui che ne ha bisogno?
P: Questa è proprio una battuta del film – dice che il perdono appartiene alla vittima. O forse non è nemmeno possibile perdonare del tutto. Quello che mi piace del film, e del fare film in generale, è che poni domande di cui non conosci la risposta. Impari qualcosa di più sulle domande mentre le poni, ma non impari la risposta.
Da quel poco che ho letto sulla stampa da ieri a oggi, molte di queste cosiddette recensioni sono più simili a “biglietti di ringraziamento” che a vere recensioni – non sono “bello, brutto, mi è piaciuto, non mi è piaciuto.” Sono profondamente coinvolte con il tema del film e le questioni che solleva, il che per me è il tipo di recensione più lusinghiero possibile – più lusinghiero di “capolavoro”, perché significa che il film funziona. E resta con te.


“Quello che mi piace del film, e del fare film in generale, è che poni domande di cui non conosci la risposta.”


L’ho visto due giorni fa e mi è successa la stessa cosa, che mi è successa anche con molti dei tuoi film. Per esempio, ho visto “First Reformed” qui con te in sala la prima volta, e ne ho continuato a parlare per un anno, aspettando che venisse distribuito in Italia, con i miei amici e con tutti. Quindi sì, questo è ciò che un buon film dovrebbe fare: farti porre domande.
P: Questo è vero anche per certi film che puoi guardare più volte e avere reazioni diverse ogni volta.
B: Dato che è così paradossale, mi chiedo come mi sentirò riguardo a quella scena a casa di Miguel con John. Sembra che si sia guarito del tutto? Miguel è davvero guarito? La sorpresa è che non è ferito – non si percepisce nessuna cicatrice ancora irritata.
P: Viene fuori solo proprio alla fine, quando il suo volto comincia a incrinarsi e dice: “Perché sei qui?”. Questo è emerso proprio ieri alla conferenza stampa con Sofia [Boutella] – le hanno chiesto se lei stessa ci credesse, quando dice: “Non ci credo”. E ho fatto notare che mi aveva fatto quella stessa domanda mentre giravamo la scena, e le avevo risposto: “Non lo so.”

Photos by Johnny Carrano.

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