Nicola Peltz Beckham sta vivendo un momento speciale, grazie anche al conferimento alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del Premio Kinéo “Rising Star in Venice”: un riconoscimento che celebra i talenti capaci di unire un richiamo locale a un’apertura internazionale, che Nicole ha condiviso con la leggendaria Faye Dunaway.
Dal set dei blockbuster di “Transformers” alla regia di “Lola”, Nicola si è ora avventurata in un territorio nuovo con “Prima”, una storia nata da un personaggio e da un’idea create da lei stessa. Qui, interpreta Margo, una prima ballerina devota la cui vita si sgretola mentre la compagnia di balletto attorno a lei cambia. Per questo personaggio, si è allenata a Los Angeles per otto settimane prima delle riprese, da quattro a sei ore al giorno, nonostante non avesse mai danzato prima: è cresciuta giocando a hockey su ghiaccio.
Abbiamo parlato con Nicola della disciplina che si cela dietro l’illusione della naturalezza, del raccontare storie da entrambi i lati della macchina da presa, e della moda come forma di narrazione. Abbiamo anche parlato dei film che non si aspetterebbe mai che le persone trovassero nella sua cronologia, dei suoi modi preferiti per staccare la spina e di cosa significhi davvero per lei la parola “casa”.
Innanzitutto, congratulazioni per il Kinéo Award che hai ricevo questo settembre durante la Mostra del Cinema di Venezia! Come ti sei sentita quando l’hai scoperto e cosa ha significato per te?
Ricevere questo premio ai Kinéo Awards durante la Mostra del Cinema di Venezia — e poter condividere questa esperienza con un’icona come Faye Dunaway — è un momento che porterò con me per sempre.
Il Kinéo Award premia in particolare quei talenti capaci di unire una forte identità locale a una dimensione internazionale. Come riesci a rimanere fedele alla tua voce artistica personale e, allo stesso tempo, a raggiungere un pubblico globale?
Amo davvero poter contribuire a raccontare delle storie e, quando le persone riescono a sentirsi coinvolte e a creare una connessione con esse, è tutto ciò che potrei desiderare.
Sei passata dall’essere diretta in enormi blockbuster come “Transformers” a trovarti dall’altra parte della macchina da presa con il tuo film “Lola”. Qual è stato il più grande “reality check” del tuo primo giorno dietro la macchina da presa?
Sono stata davvero fortunata ad aver potuto vivere entrambi i lati della macchina da presa e sperimentare diversi aspetti di un set.
Amo avere la possibilità di entrare in contatto e collaborare con persone diverse.

Nel tuo nuovo film “Prima”, il tuo personaggio, Margo, viene descritto come una prima ballerina completamente devota alla danza, la cui vita inizia a sgretolarsi mentre la compagnia di balletto intorno a lei cambia. Cosa ti ha attratto di un ruolo così profondamente legato alla disciplina e a una crisi d’identità?
Sono sempre stata affascinata dal balletto e dall’incredibile disciplina che richiede, da quanto sia intenso tutto il processo necessario per riuscire poi a far sembrare la performance così naturale e priva di sforzo. Sul palco sembra quasi che i ballerini fluttuino, quando in realtà hanno dedicato tutta la loro vita a raggiungere quel risultato. Avere l’opportunità di entrare in quel mondo per interpretare Margo è stato incredibile.
Questa storia nasce da un personaggio e da un concept che hai creato tu stessa. Da dove è nata l’idea e quanto di Margo deriva dalle tue esperienze personali?
Ciò che mi ha ispirata a creare Margo è stato osservare quello che i ballerini affrontano realmente dietro le quinte per riuscire a portare sul palco alcune delle performance più delicate, emozionanti e complesse che si possano vedere.

“Sono sempre stata affascinata dal balletto e dall’incredibile disciplina che richiede”.

Hai raccontato di aver affrontato una notevole trasformazione fisica per interpretare una ballerina professionista. Come ti sei preparata e che effetto ha avuto questo percorso su di te a livello personale?
Mi sono allenata a Los Angeles con la mia insegnante di danza classica, Katie, per otto settimane prima dell’inizio delle riprese, dalle quattro alle sei ore al giorno, e ho continuato ad allenarmi anche durante le riprese. Non sono cresciuta facendo danza; in realtà, da piccola giocavo a hockey su ghiaccio, quindi per me è stato sicuramente un percorso molto diverso! Ma fare tutto quel lavoro è stato fondamentale per riuscire a diventare Margo.
Ora che hai diretto il tuo primo lungometraggio, ti capita di guardare i film in modo diverso anche quando sei semplicemente una spettatrice?
Fin da quando ho iniziato a frequentare i set da giovanissima, ho sempre prestato molta attenzione a tutti i piccoli dettagli e ora ancora di più.
Hai un legame molto forte sia con la moda che con il cinema: utilizzi lo stile anche per costruire i tuoi personaggi oppure, per te, sono due mondi completamente separati?
Decidere come si veste un personaggio è una parte fondamentale della sua costruzione. È un’altra forma di storytelling che mi ispira tantissimo.
Per “Prima” è stato bellissimo poter collaborare con la mia amica Sara, responsabile del costume design, per creare lo stile di Margo. Abbiamo riflettuto tantissimo su ogni singola scelta, che si trattasse di un paio di pantaloni della tuta di Target o di una giacca Chanel vintage che Margo prende dal guardaroba di Star. Mi è piaciuto moltissimo il processo di collaborazione attraverso cui abbiamo costruito il suo guardaroba.

Qual è un film che ami e che le persone sarebbero totalmente sorprese di trovare nella tua cronologia?
“Girl, Interrupted”. Angelina Jolie è per me un grandissimo modello di riferimento.
Quando hai bisogno di un vero e proprio reset creativo, dove vai o cosa fai per allontanarti da tutto il rumore?
Gioco con i miei cani!
Se qualcuno aprisse la tua playlist in questo momento, quale canzone troverebbe in riproduzione?
A dire il vero, Brooklyn mi crea continuamente nuove playlist, ma amo qualsiasi cosa di Olivia Dean.
Cosa significa per te sentirti a tuo agio nella tua pelle?
Per me significa sapere chi sei e fidarti del tuo istinto. Ma con i social media e lavorando in questa industria è difficile non ascoltare o leggere le opinioni che gli altri hanno su di me. Imparare a non farmi condizionare da tutto questo è qualcosa su cui sto lavorando.
Che cos’è “casa” per te?
Casa è ovunque io possa essere con la mia famiglia, i miei cani e Brooklyn. Aggiungici del sushi e un episodio di “Sex and the City”, ed è davvero il mio posto preferito in assoluto.
Photos by Johnny Carrano.
Interview by Valentina Carraro.

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