C’è chi interpreta un personaggio e chi, invece, ci cresce insieme. La nostra Cover di aprile, Carlotta Antonelli, appartiene alla seconda categoria. Dagli esordi folgoranti nel crudo realismo di “Suburra” fino alle sfumature della commedia e del drama, Carlotta è cresciuta davanti all’obiettivo, trasformando la recitazione in un atto di ribellione e scoperta. L’abbiamo incontrata in un momento particolare: quello del ritorno ad Angelica, il personaggio che l’ha rivelata al grande pubblico, ora adulta e madre in “Suburra Maxima”, e con cui condivide, da ormai dieci anni, una traiettoria fatta di lotte, indipendenza conquistata e identità difesa giorno dopo giorno.
Abbiamo parlato di come nascono i suoi personaggi, del coraggio che il set le ha insegnato a riconoscere in sé stessa, e di quella solitudine abitata con cura che può rivelarsi la forma più autentica di sentirsi al sicuro. Una conversazione senza filtri, com’è nel suo stile.
Qual è il tuo primo ricordo legato al cinema?
Il mio primo ricordo legato al cinema è mio padre che quando ero piccola faceva vedere a me e ai miei fratelli tantissimi film, che non erano per bambini [ride]. Mi ricordo che spesso lui cambiava casa, perché i miei genitori sono separati, e in ogni casa che cambiava vedevamo sempre tantissimi film. Ci portava al blockbuster, e affittavamo ogni volta un film diverso.
Ti capisco, quando ero piccola, anche i miei genitori ogni domenica, ritualmente, portavano me e mia sorella al cinema a guardare i film che volevano vedere loro, quindi “non per bambini!”. Ricordo alcuni gravi traumi [ride], ma sicuramente è grazie a loro che abbiamo le passioni che abbiamo.
Infatti, siamo cresciuti molto tosti! Ma io sono molto grata ai miei genitori per avermi fatto fare cose che non erano “per la mia età”.


Parlando del tuo esordio nel mondo della recitazione, tu senti di attingere principalmente a te stessa nella costruzione dei tuoi personaggi? Oppure nel corso del tempo, con le varie esperienze che hai fatto, hai sviluppato un metodo più strutturato?
Negli ultimi anni, crescendo e prendendo consapevolezza sempre di più di me stessa e del mondo, ho capito che la mia persona cresceva nel tempo e cambiava continuamente, e questa cosa riguardava anche i personaggi che interpretavo. Comunque, me stessa nei personaggi che interpreto, anche a seconda del momento che sto vivendo, sicuramente è la prima fonte a cui attingo per iniziare. Sicuramente anche il set ti influenza a livello di idee, quindi dipende un po’ anche dal progetto. Io mi metto in dubbio continuamente quando lavoro su un personaggio, non penso mai che l’abbia capito fino in fondo, anzi, non lo capisco mai, fino a che non finisco di girare, forse.
Però sì, tendenzialmente attingo molto dalla mia persona, mi guardo allo specchio e capisco un po’ come il personaggio può prendere forma.


Parlando appunto dei personaggi che hai interpretato, Angelica di “Suburra” è entrata nella tua vita nel 2017, e nel 2020 ti ha portato il Ciak d’oro come rivelazione dell’anno nelle serie TV. Cosa significa, a distanza di anni, tornare di nuovo a lei in “Suburra Maxima”? Come sei cambiata tu rispetto alla prima volta che l’hai interpretata?
Dalla prima volta sono passati dieci anni precisi, è incredibile questa cosa. Sono cresciuta con Angelica, per cui, ogni anno era tutto un po’ diverso rispetto al precedente. Quest’anno particolarmente, con la nuova stagione che abbiamo appena finito di girare, perché chiaramente è passato più tempo rispetto al solito. Quindi, è stato strano: mi sono scontrata con un’Angelica più grande come lo sono io, con un’Angelica che è madre, quindi con il mondo degli adulti. Però, paradossalmente, questa volta mi sono sentita particolarmente libera di interpretare questo personaggio e ho voluto staccarmi dal passato. Ho pensato che non necessariamente dovessi seguire delle regole su chi fosse Angelica in base a come era prima, ma ho preferito immaginare il suo percorso come fosse una persona reale. Per esempio, io sono una persona completamente diversa da cinque anni fa, per cui perché non poteva esserlo anche lei?

“Ho pensato che non necessariamente dovessi seguire delle regole su chi fosse Angelica in base a come era prima, ma ho preferito immaginare il suo percorso come fosse una persona reale.”

Certo! Angelica è un personaggio molto interessante perché ha vissuto una traiettoria emotiva molto complessa, era una donna intrappolata ed è diventata una protagonista molto più consapevole di sé e di quello che la circonda. Adesso, in “Suburra Maxima”, la ritroviamo in una Roma e in un contesto profondamente cambiati. Come descriveresti il suo stato d’animo in questo nuovo capitolo?
Sicuramente Angelica adesso è una donna che cerca in tutti i modi di vivere la vita che si merita in qualche modo. Dopo tutte quelle stagioni in cui ha lottato costantemente per costruirsi il suo mondo, per essere padrona della sua vita, ora finalmente ce l’ha fatta. Quindi non è più alla ricerca di costruire, ma deve proteggere quello che ha costruito, giorno dopo giorno. È ormai padrona di sé stessa, non è più un personaggio che si appoggia molto a chi aveva davanti, come quando era più piccola: adesso è una donna molto indipendente.

Questa stagione introduce una nuova generazione di personaggi che ovviamente rappresenteranno anche i cambiamenti della scena del crimine romano contemporaneo. Tu come hai vissuto l’arrivo di questi nuovi volti sul set? Hai sentito uno scambio generazionale sia tra attori che tra personaggi?
Sì, lo scambio generazionale l’ho sentito anche perché questi nuovi protagonisti mi hanno un po’ ricordato me stessa quando sono arrivata 10 anni fa. Quindi è stato un po’ come guardare il passato e pensare, “Cavolo, ora sono io quella grande”. Sono comunque felicissima di questi incontri perché i ragazzi sono bravissimi e abbiamo creato un rapporto stupendo, siamo diventati un gruppo molto compatto ed entusiasta di lavorare insieme. Poi, io tendo a rubare l’energia dagli altri, mi piace tanto osservare, scrutare, quindi è stato uno scambio continuo e non mi ha in alcun modo stranito.
Ogni novità si porta dietro anche delle prospettive sconosciute che tu non sai come saranno, però è anche bello lasciarsi sorprendere.


Esiste un momento preciso nella storia di Angelica che senti come quello più “tuo”? Magari una scena, una battuta, uno sguardo in cui hai percepito che il confine tra te e lei era diventato sottilissimo.
Sì, certo. E non riguarda solo quello che ho girato quest’anno: in generale penso di aver sempre vissuto una specie di parallelismo con questo personaggio. Anche lei lotta continuamente per riuscire a costruirsi il suo mondo e difenderlo. Mentre la interpretavo, vedevo questa sua corsa, questo suo desiderio di tenere tutto insieme, di non far crollare nulla. In qualche modo è qualcosa che riconosco anche nel mio modo di affrontare la vita, il lavoro e il rapporto con la mia creatività.
È una cosa bella: noi attori abbiamo sempre dei sottotesti in quello che facciamo. Io non ho figli, quindi capire davvero cosa significhi essere madre non è stato semplice. Però mi è bastato chiudere gli occhi per un attimo e pensare a quanto, nella mia vita e nella mia crescita, ho lottato faticosamente per la mia indipendenza, per proteggere i risultati che ho ottenuto e tutta la fatica che c’è dietro. Questo modo di lottare di Angelica, questa tenacia, la riconosco molto nel modo in cui ho vissuto fino ad ora.


Parlando invece di Roma: l’universo di “Suburra” racconta la città in modo molto specifico. Ne mostra la bellezza, ma anche la corruzione e la violenza. Dopo tanti anni dentro questo mondo, come guardi la città quando la vivi e la attraversi fuori dal set?
Roma è sempre bella e maledetta, no? È una città che amo moltissimo, ma che allo stesso tempo può mettere in difficoltà. È molto calorosa, però bisogna anche sopravvivere nella giungla in qualche modo. È una città tosta. Io però mi sento molto romana. Mia madre è siciliana e io ho vissuto un po’ lì e un po’ qui, ma mi sento davvero romana. Vivo Roma e la romanità in modo molto carnale, molto viscerale. Per questo tutto il mondo di “Suburra”, al di là della storia in sé, per me è stato soprattutto un modo per stare dentro Roma, per viverla da dentro.


“Roma è sempre bella e maledetta, no?”


Hai attraversato generi molto diversi, dal crime di “Suburra” alla commedia di “Bangla”, dal drama di “Vivi e lascia vivere” a “Bang Bang Baby”. Esiste un fil rouge che senti in tutti i personaggi che hai scelto, o ogni volta è “un salto nel vuoto”?
È sempre un salto nel vuoto. Però sì, c’è anche un filo che collega tutti i personaggi che ho interpretato. E credimi, non è qualcosa che ho scelto consapevolmente. Tutti i miei personaggi hanno una certa malinconia, anche quelli più leggeri, anche nelle commedie. Sono tutti legati a questo filo della mia malinconia. Non so bene da dove venga, ma ce l’ho da quando sono nata. Anche se volessi, non riuscirei a nasconderla.
È comunque una bellissima sfumatura. Forse è più malinconia nel senso di “melancholia”, una disposizione dell’animo, più che una tristezza precisa.
Sì, esatto, probabilmente sì.



È un sentimento molto affascinante. C’è qualcosa di totalmente nuovo che hai scoperto su te stessa attraverso il lavoro?
Ho scoperto di essere una persona molto coraggiosa al lavoro. Nella vita di tutti i giorni, invece, non mi riconosco così: penso di essere fragile, insicura, e forse in parte lo sono. Però il mio lavoro mi ha messo davanti a questa cosa e mi ha fatto pensare, “Tu sei un’attrice coraggiosa, e quindi anche una persona coraggiosa.” Il coraggio è sicuramente un tema importante.
Se potessi parlare con la te stessa di qualche anno fa e darle un consiglio, cosa le diresti?
Le direi: stai sempre con la schiena dritta e la testa alta.


“con la schiena dritta e la testa alta”

Parlando invece di film o serie tv: qual è l’ultimo film o l’ultima serie che hai visto e che consiglieresti, qualcosa che ti è rimasto nel cuore?
Come film, l’altra sera ho visto per la prima volta “Il cacciatore”, con Meryl Streep in uno dei suoi primi ruoli, credo il secondo della sua carriera. Sono rimasta folgorata da quel film, dal suo personaggio, ma anche dalla storia di Meryl Streep come artista. È incredibile. Sono giorni che continuo a pensarci, mi è entrato davvero dentro. Poi al cinema l’ultimo film che ho visto è stato “Sentimental Value”, che ho amato moltissimo. Joachim Trierper me è un genio, quindi quello è un altro film a cui continuo a pensare da quando l’ho visto. Per quanto riguarda le serie, io guardo moltissime serie norvegesi. L’ultima che ho visto e che mi è piaciuta moltissimo è “Synden”, miniserie svedese scritta e diretta da Peter Grönlund. Il mio genere preferito è il thriller, la cronaca nera: sono davvero un’amante di questo tipo di storie.



Prima parlavi del coraggio: questo mestiere ti ha fatto riconoscere dentro di te un coraggio che prima non vedevi. Ma qual è stato, fino ad oggi, il tuo più grande atto di coraggio, o forse anche di ribellione?
Credo che il mio più grande atto di coraggio sia stato proprio scegliere di vivere questo lavoro fino in fondo. A volte ti ritrovi davvero con niente in mano, perché non sai mai cosa succederà. Ti senti piccolo, non credi più in te stesso. E quando intorno a te nessuno sembra crederci, è ancora più difficile. Quando lavoriamo siamo tutti bravi, perché tutti credono in noi. Ma quando non lavoriamo sembra che nessuno creda più in quello che facciamo. Quindi penso che il mio più grande atto di coraggio sia stato alzarmi da quell’angolino in cui mi sento piccola e tornare sul set, piena di paura. È una sensazione che ho provato recentemente, quando sono tornata a lavorare dopo un periodo in cui non stavo girando molto. Andare contro quella paura mi ha acceso qualcosa dentro. Anzi, ho capito una cosa importante: spero di avere sempre paura quando lavoro. Perché mi dà qualcosa in più.

“Spero di avere sempre paura quando lavoro. Perché mi dà qualcosa in più.”
La paura è una scarica di adrenalina che ti tiene allerta e, paradossalmente, ti rende ancora più coraggiosa. Ma cosa ti fa paura esattamente?
Per esempio, arrivare sul set e pensare: “Oddio, come faccio adesso?”. Sono lì davanti a cento persone, non sono più nel mio angolino protetto. Sono lì, con questo personaggio, e devo esistere. Oggi devo esistere. La mia paura più grande è proprio quella di dovermi vedere io per prima, in qualche modo. Ma a un certo punto bisogna iniziare, bisogna farlo.

E cosa ti fa sentire al sicuro?
Sono una persona molto solitaria, e ho molto bisogno della mia solitudine. A volte è faticoso e anche doloroso starci dentro, ma mi sento al sicuro quando riesco a entrarci davvero e a dialogare con lei. Quando sento che tra me e la mia solitudine c’è uno scambio. Quando riesco a viverla, nel bene e nel male, allora mi sento al sicuro. Non perché sono sola e nessuno mi vede, ma perché dopo questi momenti di solitudine mi accorgo che esco di casa e guardo il mondo in un modo più personale.


“…dopo questi momenti di solitudine mi accorgo che esco di casa e guardo il mondo in un modo più personale.”


Se potessi scegliere cosa vedere fuori dalla tua finestra, magari per sempre, cosa vorresti?
Già vedere il sole non sarebbe poco.


Cos’è per te casa?
L’altro giorno stavo facendo pulizia e buttando via vestiti e oggetti che avevano finito il loro ciclo nella mia vita, e mi sono chiesta: come faccio a capire cosa non mi serve più? Io vorrei tenere tutto. Allora mi sono detta: se domani dovessi scappare di casa all’improvviso, cosa prenderei con me? E mi sono accorta che ci sono alcune cose – per esempio un portasigarette che mi ha regalato mia madre, una giacca di pelle comprata a un mercatino dell’usato qualche anno fa – che prenderei subito. Questo mi ha fatto capire che “casa” cambia continuamente. Non è per forza qualcosa legato al passato o ai ricordi d’infanzia, può essere anche qualcosa legato al presente, alla persona che sei diventata oggi.
Probabilmente casa può essere qualsiasi posto, purché non resti sempre ancorata al passato.

Cosa significa per te sentirsi a proprio agio nella propria pelle?
Per molti anni mi sono fatta tantissime paranoie sul mio corpo. Oggi invece posso dire che mi guardo allo specchio e mi piaccio. Mi piace l’idea di spogliarmi sempre di più, non solo in senso letterale, ma in tutti i sensi possibili. Sento dentro di me un’energia femminile che mi piace. Ho faticato molto ad accettare di essere cresciuta; ho avuto una crescita un po’ folle, perché non mi accorgevo di quanto stessi cambiando. Oggi però mi guardo indietro, vedo tutte le “Carlotta” che sono esistite prima di me, e ho la sensazione che mi guardino e dicano: stai bene così. Sentirmi sempre più “spogliata”, in senso metaforico, mi fa sentire bene.


Un’ultima domanda: qual è la tua isola felice?
Non posso non citare la spiaggia dove vivono i miei nonni in Sicilia. È un luogo dove sono cresciuta e che mi ha formata moltissimo. Da piccola guardavo mio nonno pescare, pulire i pesci, vedevo il sangue dei pesci, correvo scalza per strada. Quel posto sul mare è il luogo dove mi sento davvero me stessa, dove posso essere anche selvaggia. C’è una parte molto “zingara” nelle donne della mia famiglia che solo lì posso vivere completamente. Non esiste al mondo un altro posto così per me. È come se fosse dall’altra parte del mondo.
Quel luogo mi ha ispirato tantissimo: nel lavoro, nella femminilità, nel modo di stare al mondo. E in un certo senso è stato anche un luogo di ribellione. È un paesino dove esiste una mentalità piuttosto tradizionale, ma io e le mie sorelle siamo sempre arrivate lì un po’ come straniere: con la minigonna, con una certa libertà, portando una piccola scia di follia. I miei nonni ne hanno viste di tutti i colori con noi. Ma oggi torniamo lì quasi come delle regine, almeno nella mia testa, e loro ci guardano e sembrano pensare: ma queste da dove vengono? Ed è una sensazione bellissima.

Photos & Video by Johnny Carrano.
Styling by Ilaria di Gasparro.
Make-up by Sofia Caspani.
Hair by Camilla Oldani.
Location: Boxe Ursus.
LOOK 1
Dress: Diesel
Top: Citizen of Humanity
Necklace used as a belt: Perlesexy
Sneakers: MSGM
Socks: Mother
LOOK 2
Top: Diesel
Slip: Calvin Klein
Trousers: Puma
Sneakers: Puma
Socks: Mother
LOOK 3
Total Look: Calvin Klein
Boots: AGL Shoes
Earrings: Perlesexy
LOOK 4
Top: Calvin Klein
Shorts: Leone 1947 via Cisalfa Sport
Boxing gloves: Leone 1947 via Cisalfa Sport
Boots: Diesel
Necklace: Perlesexy


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