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“Siamo tutti invisibili”: il nostro incontro con Gabriele Salvatores

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La fama e bravura di Gabriele Salvatores sono immense: ha diretto film come “Io non ho paura”, “Educazione siberiana”, “Quo Vadis, Baby?”, “Mediterraneo” (grazie al quale ha vinto un Oscar nel 1991 come miglior film in lingua straniera) e “Il ragazzo invisibile”: proprio con il secondo capitolo di quest’ultimo titolo, e con il protagonista dello stesso Ludovico Girardello, si è presentato al Giffoni Film Festival per incontrare i fan e per rispondere alle domande sulla sua brillante carriera.

Tema principale dell’incontro stampa è “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione”, la cui uscita è prevista a inizio 2018: il regista afferma che sarà un po’ più dark del primo, in quanto il protagonista Michele è cresciuto, ha “passato la linea d’ombra” come direbbe Conrad, si porta dentro un gran senso di colpa ed è in conflitto tra le due madri, quella biologica e quella adottiva.

Mentre il primo presentava una storia più lineare, questo secondo seguirà maggiormente le emozioni del ragazzo. Ludovico a questo proposito dice: “Il primo film lo avevo preso come un gioco, questo invece l’ho affrontato con una maggior serietà“.

Il potere di Michele, l’invisibilità, non è stato scelto a caso, c’è dietro una precisa volontà di raccontare quel che il web non è capace di esprimere pienamente essendo soltanto “una foto della realtà”: proprio in questo risiede la forza del cinema che riesce a rendere al meglio tale concetto, seguendo così i dettami di Platone nel far credere che delle semplici ombre siano in realtà delle persone.

Tutti, a parere del regista, proviamo cosa significhi essere invisibili, un sentimento sentito sopratutto dai giovani, ed è proprio questo sentimento ad essere rappresentato nel film; mentre nel primo capitolo Michele scopriva il suo potere, ora invece dovrà imparare a controllarlo: “Le emozioni di Michele e le mie si sono mescolate diverse volte durante la produzione – afferma Ludovico – devono essere prese singolarmente per essere capite”.

Si parla poi del genere fantascientifico in Italia, un genere amato dal regista, e delle differenza tra questo film e “Nirvana”, uscito 20 anni fa: “Non c’era tutta la tecnologia presente oggi, in quest’ultimo film ci sono stati quasi 700 interventi digitali ed è stata usata per la prima volta in Italia una tecnica che permette di ricreare in 3D i personaggi e le scenografie, dunque in alcune scene è presente l’attore vero e proprio mentre in altre c’è la loro copia digitale.”

Sarebbe possibile eguagliare la produzione di genere americana qui in Italia?: “Tecnicamente non avremmo problemi per farlo, ma dipende tutto dai network televisivi che devono avere meno riserve nello scommettere su ciò”.

Salvatore continua dicendo: “Nel cinema c’è la necessità di essere sinceri e la responsabilità di seguire il proprio sguardo”; i film, a suo parere e a differenza della realtà, non debbano far ridere per rimuovere la paura ma anzi rappresentarla in modo convincente per poterla affrontare: “Bisogna andare oltre il realismo ed è proprio a questo che servono le emozioni”.

Ultima, ma non meno importante domanda. Salvatores prossimamente sarà impegnato con nuovi progetti tra cui una produzione americana, ma tra questi ci sarebbe anche quello di rendere “Il Ragazzo Invisibile” una trilogia?: “L’apertura ad un nuovo capitolo è presente nel film, ma dipende tutto da come crescerà Ludovico – ride – e se avrà ancora voglia di interpretare Michele: se così non dovesse essere, prenderemo strade diverse”. 

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